L’arte di correre

𝐀𝐔𝐓𝐎𝐑𝐄: Haruki Murakami
𝐓𝐈𝐓𝐎𝐋𝐎: L’arte di correre
𝐕𝐎𝐓𝐎: 🦄🦄🦄🦄

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“Ogni tanto qualcuno mi chiede a cosa penso mentre corro. Le persone che mi fanno questa domanda di solito non sanno cosa sia la corsa su lunga distanza. Comunque, ogni volta che me lo chiedono, vi rifletto profondamente.  Già, a cosa penso mentre corro?  Se devo essere sincero, non me lo ricordo nemmeno io.”

📖 Quasi come in un’autobiografia, Murakami si apre al suo pubblico per la prima volta e lo fa in maniera davvero travolgente. Le passioni e gli hobbies per lui non sono attività di poco conto. In tutto ciò che fa, ci mette l’anima, e il sacrificio, molto spesso, è ripagato. Che si tratti di sport o di lavoro, Haruki Murakami non si risparmia, e con le sue parole trasmette anche al lettore una carica non indifferente.

Murakami è un maratoneta. Ma non lo è sempre stato. Ha iniziato la sua avventura di runner in età adulta. Proprio per questo, la corsa non è da lui affrontata in maniera superficiale, ma è un sentimento viscerale, necessario per conoscere il proprio corpo più a fondo. Solo chi pratica uno sport in maniera coscienziosa e consapevole sa cosa significa. In particolare, poi, solo chi pratica la corsa capisce cosa significhi alzarsi la mattina e indossare le scarpe più comode che ti porteranno dall’altra parte della città.

Essere maratoneti è una condizione di vita. Dover percorrere 42,195 chilometri non è da tutti: l’allenamento deve essere costante e continuo. Ogni giorno si devono percorrere almeno 20 o 30 chilometri per poter ottenere dei risultati più o meno soddisfacenti. Ma Murakami non è una persona che si accontenta. Il suo allenamento è sempre regolare e impegnativo. In gara, però, non riesce mai a ottenere i risultati sperati. Sempre adrenalinico e invogliato da nuove sfide, decide di percorrere l’Ultramaraton: 100 chilometri in meno di 12 ore. Una pazzia! Eppure, riesce a terminare la gara, nonostante tutte le fatiche e i dolori che ne conseguono. L’Ultramaraton però diventa per lui un’arma a doppio taglio: dopo la corsa non è tanto la fatica fisica, quanto un sentimento quasi di odio verso la corsa, a opprimerlo. Murakami sperimenta quello che viene indicato come runner’s blues, ovvero l’abbattimento del corridore. Si tratta di una sensazione molto spiacevole che prima o poi, assale, credo, a chiunque pratichi la corsa. È una sensazione di puro sfinimento, un odi et amo che ti logora e ti fa sentire quasi in colpa: come un amore che ti ha sempre fatto star bene ma per cui tu, nonostante il sentimento, non riesci più a sopportare.

L’arte di correre mi ha trasmesso tanto. Le parole di Murakami sono entrate dentro dandomi una carica inaspettata. Amante della corsa (anche se io prediligo le distanze brevi, e non credo che nella mia vita riuscirò mai ad accingermi a una distanza più lunga dei 5000 metri), mi sono comunque ritrovata nella descrizione delle sensazioni interiori. Correre è un’arte. Ti aiuta a conoscere meglio il tuo corpo, ma soprattutto, ti consente di capire quali sono i tuoi limiti. E non solo per quanto riguarda la corsa. Mettersi in gioco, sfidare sé stessi e la propria fatica è una lezione di vita. L’età e il tempo poi giocano la loro carta, e ogni anno la sfida diventa sempre più ardua mentre i risultati positivi diminuiscono. Ma con questo non significa che si debba abbandonare: cambiano i propri limiti ma ciò che non deve mai cambiare è la determinazione e la fiducia in sé stessi.

“Il tempo che farò non è un problema. Ormai, per quanto mi sforzi, non riesco più a correre come una volta. Lo ammetto volentieri. Non è piacevole dirlo, ma invecchiare significa proprio questo. Come io svolgo il mio ruolo, così il tempo svolge il suo. E lui lo fa in modo molto più onesto, molto più preciso di me. Perché dal momento in cui si è generato – chissà quando – ha continuato ad avanzare senza fermarsi un attimo. E le persone tanto fortunate da non morire giovani hanno il privilegio di invecchiare con regolarità, cosa di cui dovrebbero essere grate.

L’onore del declino fisico è in attesa. E una verità che dobbiamo accettare, alla quale ci dobbiamo abituare”.📖

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𝐃𝐞𝐬𝐜𝐫𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 (𝐟𝐨𝐧𝐭𝐞 𝐀𝐦𝐚𝐳𝐨𝐧)

Quando, nel 1981, Murakami chiuse Peter Cat, il jazz bar che aveva gestito nei precedenti sette anni, per dedicarsi solo alla scrittura, ritenne che fosse anche giunto il momento di cambiare radicalmente abitudini di vita: decise di smettere di fumare sessanta sigarette al giorno, e – poiché scrivere è notoriamente un lavoro sedentario e Murakami per natura tenderebbe verso una certa pinguedine – di mettersi a correre. Da allora, di solito scrive quattro ore al mattino, poi il pomeriggio corre dieci o più chilometri. Qualche anno più tardi si recò in Grecia dove per la prima volta percorse tutto il tragitto classico della maratona. L’esperienza lo convinse: da allora ha partecipato a ventiquattro di queste competizioni, ma anche a una ultramaratona e a diverse gare di triathlon. Scritto nell’arco di tre anni, “L’arte di correre” è una riflessione sulle motivazioni che ancora oggi spingono l’ormai sessantenne Murakami a sottoporsi a questa intensa attività fisica che assume il valore di una vera e propria strategia di sopravvivenza. Perché scrivere – sostiene Murakami – è un’attività pericolosa, una perenne lotta con i lati oscuri del proprio essere ed è indispensabile eliminare le tossine che, nell’atto creativo, si determinano nell’animo di uno scrittore. Al tempo stesso, questo insolito libro propone però anche illuminanti squarci sulla corsa in sé, sulle fatiche che essa comporta, sui momenti di debolezza e di esaltazione che chiunque abbia partecipato a una maratona avrà indubbiamente provato.

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L’arte di correre

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Capisci di aver letto un buon libro quando giri l’ultima pagina e ti senti come se avessi perso un amico. (Paul Sweeney)

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